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Vuoto Parlante

Osservando questa foto, che ritrae mia figlia intenta a fare il “lavoretto” di halloween, ho riflettuto quanto sia necessario fare spazio nella propria interiorità. Significa rinunciare ad attaccamenti, convinzioni, paure e rigidità che ci accompagnano lungo l’arco di una vita. Questo processo di distacco e di liberazione è tutt’altro che facile ed indolore, richiede abnegazione e grande slancio di spirito, non è mai un isolato atto di eroismo, ma un’opera d’Amore.

I vuoti ci terrorizzano, la loro eco è la voce dell’autenticità con cui dobbiamo fare i conti, è lei a coglierci impreparati e per questo preferiamo insonorizzarla perché «un baratro è l’uomo e il suo cuore un abisso» (Salmo 64,7). Siamo ostaggio dei virtuosismi del nostro ego che è sempre in cerca di nuovi effetti “riempimento”.

Penso a come utilizzo il tempo che ho a disposizione in una giornata, mi rendo conto che è la frenesia a dettare il ritmo del mio respiro, un’attività sussegue l’altra e la qualità del mio lavoro dipende da quante cose contemporaneamente sono riuscita a portare avanti. Che follia è mai questa? So trovare spazio per tutto, tranne per la mancanza; un vuoto che ha il sapore di una sana inquietudine da abitare e vivere pienamente.

Si fa urgente un cambio di paradigma, che permetta di scostare la pietra del sepolcro e guardare in faccia le contraddizioni, debolezze e ansie. Una risurrezione quotidiana capace di disobbedire alla tristezza, alla paura e al non sentirsi mai abbastanza e all’altezza delle situazioni; è necessario farsi spazio in questo vociare interiore ed individuare la Voce che ci guida verso l’emancipazione dalle nostre catene. Siamo quello schiavo intrappolato nella caverna di Platone che teme di guardare in faccia la verità, che assolutizza la sua visione e il suo sguardo sulla realtà, senza darsi il permesso di vedere la luce del Sole.

Come dice Nicolò Fabi nella sua canzone Fuori o dentro “Visto da qui è solo vuoto che urla [..] Visto da qui è solo una piccola parte che è davvero convinta di essere tutto , che non sente più urgenza ma solo la fretta e l’affanno è un respiro che non si rispetta”, alle volte serve più coraggio a rimanere dentro piuttosto che stare sulla soglia di sé stessi.

Questo tempo sospeso ci muove verso un attento ascolto del nostro vuoto parlante e diventa un’occasione per deporre ciò che trattiene la vita: una rinascita della nostra profonda umanità. Siamo chiamati ad essere custodi dell’Immensità che ci abita, svuotati di noi per fare spazio all’A(a)ltro. 


Se non fossimo così votati
a tenere la nostra vita in moto
e per una volta tanto non facessimo nulla,
forse un immenso silenzio interromperebbe la tristezza
di non riuscire mai a capirci
e di minacciarci con la morte.

Forse la terra ci può insegnare,
come quando tutto d’inverno sembra morto
e dopo si dimostra vivo.


(Pablo Neruda_Restiamo in silenzio)

 

 

Autore: Anna Desanso