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Vivere ai tempi del COVID_19

Com’è vivere di questi tempi? Beh, è difficile.

È difficile, da un giorno all’altro ritrovarsi senza più “normalità”, una parola insignificante e detestata proprio poichè è sinonimo di monotonia che ci logora e ci spinge a vivere la vita come un ciclo quale non è.

Questo periodo ci insegna proprio questo: “da un giorno all’altro cambia tutto”.

Improvvisamente… cambia tutto, si è costretti a rimanere in casa, con la propria famiglia per chi come me è fortunato, o soli come ad esempio le mie nonne. Ci si trova a dover convivere con il necessario nella disperata ricerca di quella “normalità” che spesso malediciamo e condanniamo ma che in fondo ci tiene vivi, ci sopporta come noi facciamo con lei, sperando che magari un giorno le cose cambino; ed ecco il cambiamento, decisamente imprevedibile e soprattutto inatteso: uno stramaledetto virus che ci riporta alla nostra piccolezza e fragilità.

Una spia rossa che si accende sul mondo intero e ci dice: “hey fa attenzione, ricorda la tua debolezza, goditi la schifosa normalità, perchè a differenza da come pensi, NON RITORNA”. La luce di questa spia è forte, probabilmente dove ancora non lo è arriverà presto, quindi ora tocca a noi reagire nella maniera giusta. Ora ci tocca riflettere sulla grandezza delle cose che ci circondano e di quanto potenzialmente siano dannose e di quanto siamo piccoli rispetto al resto.

Le cose cambiano e non tornano, bisogna viverle consapevolmente e con informazione, conoscendo il problema è fondamentale continuare ad assaporare la vita e non perdersi d’animo, continuare a FARE non ci riporta alla “normalità” ma è l’antidoto per non abbandonarsi alla noia.

La nostra casa, spesso vissuta come luogo della noia per antonomasia, diventa lo spazio in cui abbiamo la possibilità di riscoprire noi stessi e gli altri, quelli di prima, quelli della “normalità”. Quelli con cui alcune volte non abbiamo vissuto a pieno un’esperienza. Quelli che alcune volte ci siamo dimenticati di amare a sufficienza.

Ora tutte queste cose mancano nella nostra “normalità forse provvisoria”, quella di stare a casa e ad un metro di distanza gli uni dagli altri.

Tutta questa situazione mi ricorda un racconto, che rammento da quando sono bambino: quello dei ricci.

Due ricci che hanno freddo vorrebbero abbracciarsi per farsi calore a vicenda, tuttavia, stando troppo vicini si pungono e si fanno male e sono costretti a stare lontani, quello di cui hanno bisogno è trovare la distanza giusta per volersi bene senza pungersi.

La morale è che noi non siamo costretti a rimanere lontani al freddo, dobbiamo solo trovare la giusta distanza per continuare a farci calore e sostenerci a vicenda senza abbandonarci a noi stessi e continuare a VIVERE.

Autore:  Andrea Turrini