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UN VIAGGIO CHE ROMPE IL SILENZIO

18.04.2018

Caro Diario,

oggi siamo a Corleone.
Fa effetto ritrovarsi qui, seduti all’interno di uno dei beni confiscati alla mafia.
Esso apparteneva a Provenzano, nonostante la confisca, suo fratello si ostinava ad occuparlo.
Non è stato facile riuscire a trasformare questo posto in ciò che è oggi, ma Marilena Bagarella, che si definisce una “narratrice di comunità”, non ha abbassato la testa davanti alle minacce e alle intimidazioni.

Il luogo è stato ristrutturato, hanno deciso di inserire una scala di vetro che simboleggia la fatica fatta per ottenere dei risultati, ma anche la fragilità e la paura che una minima cosa possa far crollare anni di sacrifici.
Le ringhiere arrugginite, invece, rappresentano il sangue di tutte le persone che sono morte nel tentativo di contrastare l’illegalità.

Abbiamo saputo che all’inaugurazione i bambini presenti erano pochi, perché le famiglie avevano paura di esporsi.
Con il tempo però la voce delle persone che combattono contro la mafia sta aumentando e più se ne parla più essa si indebolisce, perciò sta cercando nuove tecniche per acquistare consensi, rimanendo in sottofondo, senza fare rumore.

Poter essere qui è la più grande risposta che possiamo dare alla mafia, è un po’ come far vedere che non abbiamo paura e non facciamo parte di tutte quelle persone che guardano e tacciono.
Abbiamo preso un treno e siamo venuti in Sicilia a dimostrare che in questa lotta ci siamo anche noi giovani, perché non si è mai troppo piccoli per prendere delle decisioni e schierarsi dalla parte della giustizia.
In questo modo vogliamo far capire a chi continua a rimanere nella cosiddetta “zona grigia” che con l’omertà si è complici e che il silenzio uccide tanto quanto una pistola.

Sai, Marilena ci ha raccontato tutte le esperienze che lei stessa ha vissuto e in poche ore è riuscita a trasmetterci molti valori.
A Corleone basta un attimo per passare dalla legalità all’illegalità, ma combattere perché ciò non avvenga fa di te un vero “uomo d’onore”.

Devo ammettere che fa effetto sentir parlare di figure mafiose come Riina, Provenzano o Vito Ciancimino, ma quello che colpisce maggiormente è sapere che per anni hanno camminato per le vie che noi stiamo percorrendo adesso.
Abbiamo ricordato anche Placido Rizzotto, un sindacalista e politico italiano che nel 1946, dopo essere stato rapito da Cosa Nostra, venne portato via da Corleone, ucciso e fatto a pezzi.

É impressionante ascoltare queste parole atroci e se siamo qui oggi è anche per dar voce alle tante persone che hanno deciso di denunciare questi episodi e hanno perso la vita ingiustamente.

Tutti questi racconti, luoghi e realtà che sembrano così distanti da noi, suscitano in me strane emozioni, tra cui l’orgoglio e la felicità di partecipare a questo viaggio.
Non avendolo mai vissuto direttamente è difficile realizzare che anche noi facciamo parte di tutto ciò, ma la nostra parola può contribuire alla continua lotta.

Quest’esperienza mi sta arricchendo molto e mi sta facendo riflettere.
Guardare negli occhi chi ha vissuto queste storie sulla propria pelle è davvero emozionante.

Ora devo andare, ho ancora mille persone da ascoltare, a presto.

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Autore: Stefania Boscaglia