Che Kairos!

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UN PERIODO INATTESO

Sono qui, sotto le coperte del mio letto,

l’unico che mi abbraccia e mi sopporta ormai da giorni.

Sono stufa anche di dormire o di stare al telefono, così lo poso e decido di alzarmi.

Mi affaccio alla finestra e un senso di malinconia mi percorre il corpo.

La città è deserta, il cielo grigio e le persone fanno la coda davanti al supermercato, rigorosamente a distanza di sicurezza l’una dall’altra.

C’è un silenzio che gela il sangue.

La primavera è alle porte, e tutti si aspettavano i primi giorni di sole, lo sbocciare dei fiori, le prime rondini, le giornate sempre più lunghe, gli alberi in fiore.

È sempre stata simbolo di nascita, di crescita, di vita, ma contro ogni previsione quest’anno è diverso, nessuno si sarebbe mai aspettato tutto questo.

Il mondo non è più al di fuori delle nostre abitazioni, ma racchiuso all’interno.

Noi non siamo in mezzo alla stagione, la guardiamo da lontano, dalla finestra della camera da letto, del salotto o della cucina, come se al momento non ci appartenesse.

È come se su quel vetro la mente fantasticasse e si ricordasse quanto fosse bello vedere i bambini giocare al parco, due amici abbracciarsi, gli studenti uscire da scuola, una festa di compleanno o due innamorati baciarsi.

Tutti gesti quotidiani che ci sono stati sottratti, forse per farci riflettere sul loro valore.

Perché è proprio vero, solo quando ti viene impedito di vivere la tua quotidianità riesci a percepirne l’importanza.

Adesso la realtà là fuori è diversa, i militari trasportano centinaia di morti in altre città perché i propri cimiteri sono al collasso e i forni crematori fumano tutto il giorno.

Davanti a questi episodi non esistono differenze, si è insieme, accolti in un profondo silenzio.

Quanto vorrei l’abbraccio di un amico che scaldi queste giornate fredde e distanti, un bacio della buonanotte, ma paradossalmente bisogna stare distanti, per riavvicinarsi il prima possibile.

Le persone escono in balcone per assaporare lontanamente il gusto della libertà, per sfiorare con un dito il cielo e sentire il vento sulla pelle.

Questo minimo contatto con l’esterno fa respirare i polmoni e il cuore batte un po’ di più.

Alcuni con la voce fanno a pezzi una canzone, altri applaudono medici e infermieri, altri ancora salutano i vicini di casa.

L’hashtag “iorestoacasa” è diventato virale e molte mamme aiutano i propri bambini a disegnare l’arcobaleno con la scritta “ANDRÀ TUTTO BENE”.

C’è aria di speranza, di unione e di vicinanza, forse perché per la prima volta siamo tutti nella stessa situazione.

Quando tutto questo sarà finito, quando avremo vinto la battaglia contro il virus che ci sottrae l’amore, saremo più forti di prima.

Intanto godiamoci i momenti in famiglia, un gioco di società, il pranzo e la cena, una serie TV al caldo sotto il piumone e le videolezioni.

Fermiamoci a pensare per un attimo a noi stessi, dedichiamoci del tempo, leggiamo un libro, ascoltiamo la musica, o semplicemente stiamo in silenzio e ascoltiamo i nostri sentimenti, la voce dei nostri pensieri.

Troviamo il coraggio di affrontare le nostre paure e le nostre fragilità, quelle che per troppo tempo abbiamo tenuto nascoste, accantonandole. Troviamo la forza di guardarci dentro e capire chi siamo veramente, in modo da poter riconoscere il nostro riflesso allo specchio e accettarlo così com’è.

Facciamo tesoro delle mancanze che ci lasciano un vuoto dentro, per poterle valorizzare al meglio alla fine di questo brutto sogno.

Quando ci sveglieremo saremo nuovamente immersi nel frenetico ritmo della vita e forse non avremo più tempo per noi stessi.

Potremo nuovamente correre dai nonni, fare sport, un aperitivo, andare al cinema, amare e amarci, con la consapevolezza che le piccole cose hanno un valore, che la vita è essenziale, vulnerabile e fragile, proprio come noi, ma soprattutto che non c’è niente di scontato e che potremmo perdere tutto da un momento all’altro.


Questa è la vera lezione di vita, quella che ci porteremo dentro e che ci farà vivere ogni singolo momento con una sensibilità diversa.

Autore:  Stefania Boscaglia

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