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“Un conto è ricordare, un altro è vivere”

Quello che vi racconto è un passato presente perché alcuni non possono mai dimenticare: la dittatura di Videla, in Argentina, cominciata con il colpo di stato militare del 24 marzo 1976, rovesciò la presidente Isabel Martínez de Perón e tutte le autorità costituzionali, imponendosi con la forza.

Questo potere fu esercitato con soprusi e violenze, da parte di Jorge Rafael Videla che istituì giunte militari con il compito di sterminare ogni oppressione al regime, ma ciò che più ci deve far riflettere è il fatto che chiunque fosse stato contrario al potere, ogni oppositore veniva fatto sparire, desaparecidos, perché sospettati di attuare azioni sovversive e antinazionali, anche solo di volontariato o l’organizzazione di oratori per ragazzi.

Molti dei desaparecidos  erano solo dei  ragazzi della mia età,  tra i 17 e 18 anni che lottavano per i loro diritti,  che amavano aiutare la gente bisognosa diffondendo anche l’amore per la lettura e la scrittura, andando ad insegnare a leggere e a scrivere nei quartieri più poveri di Buenos Aires. Ma è forse un crimine aiutare gli altri? perché le dittature cercano sempre di soffocare la capacità di pensiero?

In Argentina in quegli anni, era dato per scontato che chi veniva sorpreso a fare attività  sospette fosse trucidato o mandato in campi di tortura; perfino i famigliari di coloro che si opponevano al regime venivano rapiti, torturati, gettati in mare o imprigionati in celle simili a loculi, solo perché considerati diversi.

Le torture secondo i sopravvissuti cessavano solo quando la nazionale di calcio Argentina vinceva una partita nei mondiali, come quello del ’78.

Quante madri hanno partorito in carcere e quanti bambini sono stati tolti loro, perché “oppositrici”?  Quante madri hanno dovuto nascondere i figli nel timore che il regime li potesse prelevare?

Solo ricordando e parlando di questi momenti di Storia, è possibile apprezzare la libertà nel suo pieno significato, per non sentire più frasi come: “Se sono stati fatti sparire, qualcosa avranno fatto”, perché  il silenzio è il peggiore nemico dell’indifferenza.

Affiché non succeda mai più, non dimentichiamo la voce delle abuelas de Plaza de Mayo: nonne, mamme ancora in cerca dei loro figli, ora dei nipoti. Perché non bisognerebbe mai dimenticare che un conto è ricordare, ma un altro è vivere.

Quando il tratto grafico abbraccia il tempo e la storia, può esprimere ciò che una testimonianza ci trasmette. Lavori liberamente ispirati all'intervista di Daniel Pittuelli ed Estela Robledo, ex detenuti politici della brutale dittatura militare argentina.
Classe 2H

Autore: Gaetano Naso
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