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Tra l'origine e la fine

Caro Tempo,

sei strano tu… vai in una sola direzione: in avanti. Non ti fermi mai e non torni mai indietro.
Non c’è nulla che ti faccia interrompere il tuo scorrere.
Il giorno appena passato non tornerà più, come anche il minuto appena trascorso. Certo che se penso a queste cose mi viene un po’ d’ansia. Preferisco credere di essere all’inizio del mio tempo e che ne ho ancora tanto da trascorrere.
Soprattutto in questo ultimo anno, ho avuto modo di scoprire quanto tu sia prezioso. Ci hanno “obbligati” a fermarci e a viverti in un altro modo. Chiusi in casa abbiamo dovuto reimpostare le nostre abitudini e abbiamo dovuto imparare ad utilizzarti in modo diverso.
Non che prima non lo facessimo. Diciamo forse che prima ero impegnato nella maggior parte del mio tempo a scuola, nello sport, con gli amici… Poi, improvvisamente, ho avuto molte ore in cui non sapevo cosa fare. Ed è stato positivo perché ho fatto quello che in un momento “normale” non avrei mai pensato, proprio perché “non avevo tempo”.
Noi ragazzi, a volte, vorremmo che passassi in fretta: siamo impazienti, ingoiamo giornate una dopo l’altra aspettando il momento “x” e forse non ce le godiamo neanche.
Caro Tempo, sto facendo il conto alla rovescia per l’attesa del mio diciottesimo compleanno, come se dovesse accadere chissà cosa. Alla mia età è giusto pensare di avere tutta la vita davanti, e quindi di averti ancora per molto tempo, ma a volte mi fermo a pensare quanto l’imprevedibilità della vita o, per chi ci crede, del destino possa mettere un punto a tutto, improvvisamente. Allora dovremmo essere capaci a godere di ogni tuo momento, a non rimandare a dopo un chiarimento, a riappacificarci dopo una lite e a dedicare il nostro tempo a chi ha più bisogno.

Tu passi per tutti, ma non per tutti allo stesso modo.

Cara Morte,

Mi è difficile scriverti una lettera perché in fondo, per fortuna, non ti conosco.
Fai parte della vita, dicono e per me che sono cristiano e praticante, sei solo un passaggio per una vita migliore… ma non ne sono così certo.
Non ho avuto la sfortuna d’ incontrarti da vicino. Sento parlare di te sempre, in questo periodo poi…
Ma credo che finché non mi sfiori vicino (spero il più tardi possibile) non sono in grado di esprimere cosa potresti provocarmi.
I miei nonni sono morti qualche anno fa ma ero troppo piccolo per ricordare cosa mi ha provocato questo distacco.
Ho paura, certo. Paura che tu possa decidere di portar via le persone che amo di più. Forse ho più paura di questo che incontrarti di persona.
Paura del dolore che mi provocherà non avere più vicino i miei familiari, non poterli più abbracciare o parlare con loro. Perché è questo che fai: crei un vuoto enorme.
Perciò, ti chiedo di non avere fretta: non ti dico di guardare da un’altra parte perché la morte non si augura a nessuno.

In ogni caso, decidi sempre tu.

Amore,

questa lettera è la più leggera delle tre, che scrivo.
Se si parla di te si pensa subito all’amore tra due persone, all’innamoramento. Ma io questo non l’ho ancora provato.
Ma cosa sei tu in realtà? Per me non sei un solo sentimento, sei un insieme di emozioni e sensazioni. Quando tu subentri è perché si inizia a ragionare con il cuore e non più con la mente, quando si vuole bene a qualcuno si desidera il suo bene, che non sempre corrisponde al tuo.
Ma “sentirti” non è sempre bello, perché tu fai stare anche male, fai soffrire.. quando non sei corrisposto.
Anche amare troppo fa male: c’è chi si toglie la vita, nel tuo nome.
Eppure bisognerebbe amare a prescindere, senza aspettarsi nulla in cambio, proprio come fa un genitore verso i propri figli. Credo che quello sia l’amore assoluto.
A volte però sei anche malato: c’è chi crede di provare questo sentimento e si nasconde dietro di te per giustificare violenza fisica e verbale, ma questo non sei tu, non è Amore.

L’utopia più grande sarebbe che ogni uomo ti conoscesse per mettere fine all’ODIO, tuo acerrimo nemico.
Autore: Andrea La Iacona
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