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Studenti in crisi: attenzioni, non solo voti

Non è semplice essere adolescenti, soprattutto quando ci si sente soli e deboli.

Ho passato momenti difficili, momenti che pensavo di non riuscire a superare mai. Sentivo di non essere capita dai miei genitori, di non essere accettata dai miei compagni di classe, di essere inferiore ai miei amici e di non meritarmeli, di essere considerata dai professori la più debole e scarsa della classe. Sentivo di essere una nullità, mi sembrava di non essere abbastanza per la mia famiglia ed ero costantemente in ansia, non volevo deludere nessuno.

La mia mente ormai non accumulava più niente, volevo talmente tanto dare il massimo che l’ansia prendeva il sopravvento e niente andava come volevo.

I voti scendevano, i miei genitori cercavano di capire il motivo, ma io non volevo parlare con loro, perché pensavo avessero già abbastanza problemi, quindi, mi tenevo tutto dentro.

Più i giorni passavano, più ero triste, e allontanavo da me i miei amici, senza un reale motivo.

Appena uscivo di casa piangevo, perché mi sentivo triste e poi tornavo col sorriso per non far capire che stavo male. Non mangiavo più per cercare di cambiare il mio fisico, perché tutti mi dicevano che ero diversa ed essere così non andava bene. Non pensavo a me stessa, ma pesavo sempre a quello che gli altri avrebbero potuto pensare di me. Andava tutto male, non c’era più niente che mi rendeva felice.

Ma, nonostante tutto, ne sono uscita.

Ho avuto degli amici che non mi hanno abbandonata, hanno parlato con uno dei professori della mia situazione. Mi hanno aiutata, il professore ha parlato con me e, anche se non lo desideravo, con la mia famiglia. Mi hanno convinta ad andare allo sportello di ascolto: ho parlato della mia situazione, mi sono sfogata e, cosa più importante di tutte, mi sono fatta aiutare.

Penso che la mia salvezza siano state le persone. I miei amici, i professori e la mia famiglia, non so cosa avrei fatto senza di loro.

E pensare che all’inizio ero convinta che non importasse a nessuno di come stavo.

Probabilmente non tutti riescono ad avere il supporto che ho avuto io, ma, ora che ci sono passata e l’ho superata, il consiglio che mi sento di dare è di farsi forza, se non ci sono gli amici che fanno di tutto per aiutarci, facciamo noi di tutto per aiutarci, andiamo allo sportello di ascolto senza vergognarci, perché non c’è niente di male a farlo. Il lavoro degli psicologi è proprio quello: aiutarci;  e ammettere che si ha bisogno di aiuto non è per niente una vergogna, anzi.

Bisogna parlare, sfogarsi con la propria famiglia, perché nonostante tutto c’è sempre, parlare con i nostri amici, con i professori, con il ragazzo, con la ragazza, con le persone di cui ci possiamo fidare.

Io adesso sono felice, felice di essere riuscita a superare tutto e di essermi fatta forza.

 

Il mio consiglio per i professori è quello di cercare di interagire di più con i propri alunni, di parlare di più, di mettersi anche nei nostri panni qualche volta, perché non siamo delle macchine, non abbiamo tutti lo stesso carattere, non siamo tutti forti, non tutti abbiamo una famiglia felice a casa che ci aspetta e non abbiamo tutti le stesse possibilità. Non siamo sempre felici e non sempre riusciamo a dare il massimo nelle verifiche e nelle interrogazioni, non siamo solo un numero nell’elenco.

Non tutti accettiamo il fatto che quando prendiamo un 2 poi non veniamo più considerati perché tanto siamo scarsi e non ha senso concentrarsi su di noi. Il fatto di essere valutati in questo modo, fa stare male molte persone. Io sono una di quelle. Ho sempre detestato i voti e, anche se sappiamo tutti che la scuola è così. Penso che gli insegnanti si dovrebbero concentrare più sul fatto di far conoscere cose interessanti gli alunni, che pensare ad avere almeno tre valutazioni entro la fine del quadrimestre, perché altrimenti non si può mettere il voto in  pagella.

Cercare di conoscere gli alunni, sapere la loro storia. Capire per quale motivo non vanno bene a scuola e cercare di motivarli a trovare la propria via, secondo me è molto importante.

Autore:  Anonimo/a

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