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“Se fosse mio figlio” un libro per riflettere insieme

Un libro, una persona, un progetto di vita, un percorso con le scuole.

&nbsp • “Se fosse tuo figlio” L’incontro con un bambino migrante, Hammudi e tanti altri come lui all’hotspot di Samos. Una storia vera.
&nbsp • Nicolò Govoni 27 anni, l’autore del libro. Dopo vari insuccessi scolastici, a vent’anni parte per l’India dove finisce a lavorare in una missione umanitaria. Ha studiato giornalismo, lavorato per varie testate giornalistiche in vari paesi del mondo per approdare prima a Samos dove fonda una scuola per profughi e poi in Africa.
&nbsp • Still I rise è l’ONG che fonda in contrasto con altre organizzazioni che creano business con l’aiuto ai profughi.
&nbsp • “Nico in classe”. Il percorso che Nicolò ha voluto organizzare con migliaia di ragazzi in Italia per sensibilizzarli sulla realtà dei profughi, sulle azioni che sta svolgendo e stimolarli a pensare in grande.

La 2N, terminato il percorso, dialoga fra sé, con noi, con Nicolò attraverso il suo libro, cercando di mettere a nudo ciò che ha ricevuto da questa lettura.

“Il libro ti entra nelle vene e ti obbliga a riflettere. Ti arrabbi, ti scandalizzi …” (Sophie) “-Il desiderio di restituire al mondo la fortuna con cui ero nato io – Questa frase di Nicolò, la parola fortuna mi rimbombano nella testa. Ogni giorno ci penso e ogni giorno di più non penso di meritarmi questa fortuna. Mentre sto scrivendo questo testo, fuori dalle mura della mia casa, ci sono migliaia di bambini disposti a voler anche un quarto di essa, disposti a mettere in gioco la propria vita per riaverne un’altra. Sono sotto le coperte al caldo e fuori ci sono voci inascoltate, di persone che accettano la miseria, perché non possono avere altro. Quindi mi richiedo, sto facendo abbastanza, sto sfruttando bene questa fortuna? La fortuna è nascere in un paese senza guerra, poteva essere Hammudi a scrivere questo testo, ma sono io, Alina, che lo scrive e che sta sotto le coperte al caldo. Nicolò mi ha fatto vedere com’è il mondo… Se vuoi fare una cosa, basta alzarsi in piedi.” (Alina) “Questa parte del libro mi ha suscitato una sensazione di odio per una società che non aiuta chi è in difficoltà” Anch’io “ho pensato che sono molto fortunato. Il mio disprezzo non è verso le persone discriminate, bensì contro chi le fa stare in quelle condizioni, rovinando la loro salute fisica e mentale, cosa che nei bambini si fa sentire maggiormente, soprattutto se si fa l’abitudine a vivere in baracche di un hotspot sovraffollato e con igiene minima”. (Lorenzo) “Nicolò sia nel libro che quando l’ho incontrato mi ha dato la forza di credere in quello che vorrei fare, perché molte volte mi sento inutile e intorno a me ci sono persone che non fanno altro che sminuire il mio sogno di diventare chirurgo. Mi ha fatto capire che non devo abbattermi e devo credere in me e in quello che vorrò fare”. (Antonella) “Nicolò vuole incoraggiare i ragazzi dell’hotspot a non cadere nella disperazione, nel catastrofismo. Tramite un processo educativo progressivo vuole tirar fuori i talenti, sia emotivi che scolastici, di questi ragazzi. Un lavoro che prevede pazienza , costanza e impegno. Nicoletta (la sua insegnante di lettere delle superiori) si è prodigata per lui, dandogli fiducia. Nicolò si vuole spendere per questi ragazzi perché siano responsabili di se stessi” (Sophie). Il libro è stato una grande occasione per parlare di riscatto. Nicolò ci ha ricordato di essere stato bocciato due volte. “Non si era ancora perso, ma si stava pian piano smarrendo; per fortuna la sua professoressa di lettere, lo prese dai capelli e lo tirò fuori dal mare, non gli permise di affogare, ma gli diede un’opportunità per redimersi e per diventare una persona che insegue sempre i suoi sogni. In sostanza Nicoletta gli insegnò a vivere”. (Andrea) “Fu questo che lo portò, a voler anche diventare educatore di questi bambini sfuggiti alla guerra che chiedono solo di vivere degnamente”. (Ilaria) “Nicoletta mi ricorda molto il mio professore di matematica delle scuole medie, che nonostante io e la matematica non ci capissimo affatto, mi ha sempre sostenuta ed aiutata nei momenti di sconforto, aiutandomi a migliorare e a dare il meglio di me, sempre”. (Alice) “A sua volta Nicolò è stato una fonte di ispirazione per Hammudi, un ragazzino che ha perso entrambi i genitori in guerra ed scappato grazie ai suoi zii e cugini. E’ il ragazzino del campo a Samos, che Nicolò ha incontrato durante la sua esperienza di volontario. Aver incontrato Hammudi gli ha stravolto la vita. È diventato in poco tempo un fratello per lui, sono cresciuti e hanno imparato molte cose insieme. Vista la difficile situazione in cui si è trovato Hammudi, Nicolò ha cercato anche di adottarlo, poiché subiva violenza dallo zio. Molte volte Nicolò e Hammudi non sono andati d’accordo, ma hanno trovato sempre la via per ritrovarsi” (Sara). “Insomma Nicolò ha saputo prenderlo per il verso giusto. Hammudi è un esempio, ma con tutti i ragazzi con Nicolò ha applicato il metodo del ti accetto come sei e sicuramente sarai poi tu a sorprendermi. Ciò che stupisce è che col tempo i ragazzi diventano un gruppo sempre più unito e diminuiscono le litigate e le aggressività tra loro. Anzi , emergono tutte le loro capacità. Vengono da paesi in guerra tra loro, ma diventano poi, nella classe, essi stessi i primi portatori di pace. Significativa l’intesa fra Hammudi e Soran che sono il simbolo della pace fra curdi e Siriani. Allora si può fare. Nicolò ci ha dimostrato che si possono abbassare le armi e si può riconoscere l’altro come elemento indispensabile a noi stessi”. (Martina B.) Abbiamo indagato l’essenza della povertà … Nicolò, grazie alle storie dei ragazzi dell’hotspot, “riesce a definire la povertà anche come l’assenza di ogni diritto umano e civile e non solo materiale. Il paese che ospita queste persone non permette loro di lavorare o di guadagnare soldi in qualche modo, costringendoli a essere come scarti della società che hanno solo il bisogno di essere mantenuti” (Ilaria). “Dalla povertà materiale ci si può riscattare se il paese ospitante offre possibilità. Ma i profughi sono trattati quasi come prigionieri. Oltre ai beni materiali hanno perso diritto alla sanità, alla scolarizzazione, al voto, alla giustizia. Cercano di ricostruirsi una specie di vita normale nell’hotspot tramite le faccende domestiche, una vita familiare semplice e tentando di tenere in ordine il luogo in cui vivono. Si sforzano di mantenere dignità”. “Come dicevo se il paese accogliente non mi dà asilo politico che si concede ai profughi di guerra, non mi permette di curarmi , non mi permette di istruirmi e di ottenere giustizia divento un signor nessuno. Non posso muovermi in nessuna direzione. È come se mi tagliassero gambe e braccia. Tutto ciò in mezzo all’Europa composta da democrazie liberali che sbandierano i diritti umani. L’Europa è disunita nel gestire le grandi migrazioni, è disinteressata alla causa dei profughi, altrimenti non li costringerebbe a improponibili viaggi della speranza in mezzo al mare. Nicolò ha capito che il riscatto dei ragazzi dell’hotspot passa attraverso l’istruzione. Se i ragazzi saranno ben istruiti avranno uno strumento indispensabile per affrontare il mondo.” (Sophie) … e il concetto di ricchezza “Essere ricco non significa quanto possiedi, ma quanto puoi dare”. (Martina M.) Molte persone questo significato della parola ricchezza, purtroppo, l’hanno perso con il passare del tempo, cosa che ormai si vede fin troppo spesso in giro. Io, però, credo fermamente che, se le persone di tutto il mondo cominciassero a considerare ricchezza le emozioni, le sensazioni, i ricordi e i propri cari, questo sarebbe di sicuro un mondo migliore; con meno guerre, odio e sangue. (Alice) “Ci sono persone che hanno soldi. Poi ci sono i ricchi. Nicolò è ricco. Ma la sua ricchezza non subisce le oscillazioni della borsa, non è una ricchezza finanziaria guadagnata tramite un posto di lavoro quotato e di prestigio. La sua è una ricchezza interiore accumulata con le soddisfazioni derivanti dall’aiuto dei ragazzi profughi, dal senso di compiutezza nel vedere che dopo parecchie difficoltà riesce a sganciarsi dall’organizzazione e fondare una scuola sua, chiamata Mazi’ (Sophie) Da qui l’idea di offrire il meglio di sé agli altri. “Offrire il meglio di sé agli altri, può essere difficile tanto quanto accettare quello che gli altri fanno per te”. (Asia) “Qui ho colto una similitudine col mio modo di pormi alle altre persone. Però la cosa che mi è arrivata più di tutte è il farsi le domande. Perché non c’è una risposta a tutto. Come non c’è una risposta giusta per la maggior parte delle domande. Quindi la risposta adatta a ognuno è accogliere il consiglio e elaborarlo con il suo modo, per trovare la risposta soggettivamente più giusta”. (Lorenzo). Un’altra cosa che ho capito e che dobbiamo trattare tutti con rispetto e in modo corretto perché non sappiamo le loro storie, fragilità e paure (….). “Nicolò denuncia gli abusi fisici e psicologici subiti dai bambini, poichè l’infanzia li rende fragili, quindi più soggetti a essere calpestati nei loro diritti. E’ la voce di chi voce non ne ha o non può permettersi di farsi valere. Nicolò denuncia tutte le organizzazioni internazionali che si occupano di profughi* e infatti lui fonda le scuole per conto suo con aiuto di finanziamenti privati per godere di indipendenza sia nella gestione amministrativa ed economica che in quella didattica. Essendo indipendente, lui struttura la scuola come meglio crede. E’ una sfida. Le sfide non spaventano Nicolò che sembra un’eroe”. (Martina B.) Sarah, una delle artefici del progetto di Nicolò dice;”Non sono sicura che siamo guide “dice.”Penso che siamo fari. Illuminiamo loro la via, ma non andiamo con loro”. “Nicolò crede che non dovrebbero avere come esempio lui, perché non si ritiene la persona adatta, non vuole che i suoi bambini diventino come lui. Lui ha il ruolo di aprirgli gli occhi, di illuminare la loro strada. Ha il compito di renderla più nitida così da potergli rendere le idee più chiare; lui vuole che decidano la strada da intraprendere da soli, ha il compito di rendergli chiare tutte le scelte possibili che possano fare, e avvertirli dei pericoli che incontreranno. È un faro che non permettere alle navi di perdersi o di schiantarsi contro gli scogli”. (Andrea) “Soprattutto fornire loro tutti gli strumenti possibili per uscire dal contesto di vita infelice in cui sono immersi. Tutto ciò senza giudicarli. I ragazzi in classe spesso hanno atteggiamenti aggressivi fra loro. Esternano la rabbia accumulata per le ingiustizie subite. Nicolò cerca di dargli tutto il conforto possibile dialogando e facendo confessare loro i disagi che hanno dentro. La cosa meravigliosa che succede è che la classe progressivamente si integra e emergono amicizie improbabili tipo Soran e Hammudi, cioè pace virtuale fra Curdi e Siriani”. (Sophie) E la rabbia … e l’amore…? Non ne parliamo ? “La rabbia è un sentimento che deve essere momentaneo, veloce, altrimenti ci danneggia, perché ci tormenta dentro , ci fa fare scelte sbagliate , ci rende peggiori. Se la coltiviamo il rischio è che la sfoghiamo contro chi non c’entra nulla oppure contro chi l’ha suscitata. In entrambi i casi si capisce che non è un comportamento vincente perché non razionale e non sarà utile, ma magari ingrandirà il divario già esistente allargando il numero di persone coinvolte che ne patiranno. In buona sostanza: vendetta crea vendetta. L’amore invece si può spargere a fiumi. Non sempre saremo ripagati, o non lo saremo nel breve periodo oppure non dalla persona a cui l’abbiamo donato e dalla quale ci aspettavamo di essere contraccambiati. L’amore è come un seme . Se ci comportiamo amabilmente, anche se abbiamo la sensazione di perdere la nostra causa, di essere scambiati per deboli, l’amore non è mai sprecato.. Chi pensa sia una cosa per gente fragile vuol dire che lo teme, ha paura che possa sconvolgergli la vita”. (Martina) “Vivere di amore ti consente di vivere al meglio, di avere dell’ “energia pulita” come carburante per continuare a combattere ogni giorno, per sempre. Se ci si fa consumare dalla rabbia sarà impossibile smettere di continuare ad abusarne, è come una dipendenza”. (Andrea) “Concordo pienamente con Nicolò, la rabbia è un sentimento facile da raggiungere, ma che necessita un tale dispendio di energia per un risultato tutt’altro che soddisfacente , al contrario dell’ amore, il cui raggiungimento prevede un percorso faticoso, ma che rende tutto bellissimo. La rabbia separa, l’amore unisce. Anche per me è più facile esprimere la mia rabbia che dimostrare amore, anche se so che vivere di rabbia vuol dire vivere male”. (Ilaria) Eccoci finalmente a Mazì, la scuola privata per profughi, che Nicolò ha fondato a Samos. Ci ha fatto un po’ sognare la scuola che vorremmo. “Volevano mantenere questa scuola aperta tutto il giorno cosi i bambini avrebbero avuto un luogo che amavano e che li allontanava dal campo profughi. Lasciavano che gli studenti scegliessero le proprie materie in base ai loro talenti e passioni e che l’obbiettivo centrale era che ognuno di loro si ponesse delle domande che con il tempo imparassero a rispondere. Non volevano che la scuola fosse un luogo dove gli studenti avessero l’ansia, ma provassero felicità”. (Antonella) “Mazì insegna ai ragazzi a ragionare, a capire gli altri cioè a sviluppare la dote dell’empatia. Ma insegna anche a non prendere per buono e valido tutto ciò che sentono o vedono in giro. Devono sviluppare una loro personalità che sappia discriminare, separare il bene e il proficuo, dall’inutile, dal negativo. Debbono essere propositivi, dire la loro opinione sui fatti magari costruendo un ragionamento per gradi,ma non accontentarsi per forza di ciò che propongono i più, la massa o semplicemente qualcuno che non li convince. Lo scopo dell’istruzione per Nicolò è distinguersi infatti dalla massa.”(Martina B.). “Fa venire a galla questo aspetto proprio nelle sue scuole che fin da subito insegnano ai ragazzi queste cose per farli diventare davvero parte di qualcosa di diverso e più grande di un semplice gregge di pecore”. (Ilaria) “Gli insegnano a non perdersi d’animo, a perseverare nei propri sogni, anche se potrebbe sembrare che siano impossibili. Ma si può dire che se uno ci crede, l’impossibile diventa possibile”. (Asia) Non è mancata qualche riflessione generale “Il titolo del libro è quasi provocatorio ovvero perchè si intitola “Se fosse tuo figlio”. Siccome non è figlio loro, gli Europei guardano con indifferenza i migranti che sbarcano dalle navi stracariche nell’attesa di raggiungere la riva e essere accolti in terre straniere. Essi spesso fuggono da guerre come per esempio i Siriani. Provengono da territori molto conflittuali. Gli USA e la Russia, l’Europa, insomma le grandi potenze, dovrebbero trovare un accordo per questi paesi e aiutare a formare governi stabili per far ripartire l’economia. Preferiscono invece vendere loro le armi e guadagnare soldi per devastare intere popolazioni. Il discorso delle migrazioni non possiamo gestirlo noi personalmente, ma solo i grandi sistemi. Invece la situazione umanitaria interessa a noi, a Nicolò e tutti coloro che hanno un cuore. Nicolò dice che le organizzazioni umanitarie, ma anche le grandi potenze mondiali, con il loro comportamento disonesto, cannibalizzano i profughi”. (Martina B.) Considerazioni finali … “Non è facile dimenticare il passato soprattutto se ti fa soffrire, a volte è più facile rinchiudercisi dentro e aspettare che ti divori lentamente, finché non rimarranno nemmeno le ossa. Personalmente mi piacerebbe fare la volontaria, è una cosa che non ho mai provato, ma penso che potrebbe essere un’esperienza interessante, costruttiva e soprattutto utile per il prossimo”. (Alice) “Ho trovato Nicolò come una persona vera e genuina, una vera e propria fonte d’ispirazione”. (Antonella) “Il mondo si cambia insegnando alle nuove generazioni come vivere e come rispettarlo, e le nuove generazioni se educate correttamente sapranno insegnare a loro volta i caratteri necessari per vivere. E dopo diverso tempo il mondo si trasformerà in un piccolo posto dove tutti possono godere della vita e delle sue sorprese”. (Andrea) “Infine vorrei chiudere con una frase che mi ha colpito del libro -quando vivi in un mondo ingiusto, mostrare equità è un atto di ribellione-. Sento molto mia questa frase, credo che mi rappresenti molto. Sono una persona che fin da bambina odia le ingiustizie, in qualsiasi ambito”. (Giorgia) * Ha denunciato diverse volte l’organizzazione per i rifugiati nel mondo UNCHR poiché non gestisce onestamente i fondi destinati alla causa umanitaria ma intasca illegalmente denaro dai fondi ottenuti dall’Europa costringendo i profughi in condizioni disumane. (Sophie)

Autore:  Alberto Elia e gli studenti della 2N

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