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“La notte” E. Wiesel

Da “La notte”
E. Wiesel

Ancora qualche giorno e ci saremmo messi a urlare anche noi.
Ma si arrivò in una stazione. Chi si trovava vicino alle finestre ce ne disse il nome:
-Auschwitz.

Nessuno l’aveva mai sentito dire. […] Due uomini potevano scendere per cercare dell’acqua. Quando tornarono, raccontarono che avevano potuto sapere […] che era la stazione d’arrivo. Ci avrebbero fatti scendere. Lì c’era un campo di lavoro. Buone condizioni. Le famiglie non sarebbero state divise. Soltanto i giovani sarebbero andati a lavorare nelle fabbriche. I vecchi e i malati sarebbero stati impiegati nei campi. Il barometro della fiducia fece un balzo. Era l’improvvisa liberazione da tutti i terrori delle notti precedenti. Si rese grazie a Dio.


Capii allora che cosa avevo amato fin dall’inizio nel giovane israeliano: quello sguardo da Lazzaro resuscitato, e tuttavia sempre prigioniero delle oscure rive dove vagò, incespicando su dei cadaveri disonorati. Per lui il grido di Nietzsche esprimeva una realtà quasi fisica: Dio è morto; il Dio di amore, di dolcezza e di consolazione, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe si è dileguato per sempre, sotto lo sguardo di questo ragazzo, nel fumo dell’Olocausto umano preteso dalla Razza, la più ingorda di tutti gli idoli.


L’oscurità era totale. Sentivo soltanto quel violino ed era come se l'anima di Juliek gli servisse da archetto. Suonava la sua vita. Tutta la sua vita scivolava sulle corde. Le sue speranze perdute, il suo passato bruciato, il suo avvenire spento. Suonava quello che non avrebbe mai più suonato.


Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che consumarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso.
Mai.

Amnon, il liutaio che restaura i violini della Shoah

Autore: Paola Trevisano
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