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Io non ho paura

Caro Tempo,

di te si sente parlare tanto, la tua fama, come si dice, precede il tuo essere eterno, anche se di fatto nessuno ti ha mai visto o rivolto uno sguardo. Da sempre scorri in modo inesorabile, senza mai tardare. Sembri un tipo acculturato a vederti da fuori, d’altronde tu hai vissuto mille epoche e visto mille volti, hai conosciuto i più grandi e gloriosi che hanno solcato questa terra e li hai visti cadere uno ad uno, tranne forse la Letteratura con i memorabili versi: “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. Proprio così, tu passi, corri, voli ma non ti curi di noi, gli stessi tuoi figli che ti venerano e ti rincorrono senza tregua. Sembri provarne quasi piacere, nel saperci impotenti davanti a te; gongoli e il tuo ego cresce a dismisura. Altro non sei che un prezioso compagno di viaggio, un compagno di vita, poiché ci sei sempre affianco. Il genere umano ti ha anche ribattezzato unità di misura attribuendoti vari nomi: secondi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi e anni. Tu sei parte dei formulari di fisica, sei una variabile nelle ricerche statistiche e nelle reazioni chimiche, sei tutto e niente, sei date, sei un nemico per gli sportivi. Un giorno ti saluterò come un vecchio amico, perché in fondo sei sempre intorno a me, intorno a tutti. Questa mia lettera non posso ancora concluderla, ho tutto il tempo per farlo e penso che lo farò quando sentirò che tu pian piano inizierai a venir meno e soltanto dopo aver vissuto in pieno tutto ciò che mi è concesso. Sempre nei limiti del tuo volere, caro amico Tempo…

Caro Amore,

ti conosco? Sì sì, ne sono certo, ti sei presentato a me, non direttamente, ma comunque ti sei fatto conoscere. Di certo la mia famiglia è stata la prima a farci incontrare, poiché da quando sono nato mi riempiono d’affetto e mi sono sempre vicini, facendomi conoscere il tuo primo significato legato all’unione di sangue. Poi è toccato a Lei. Aspetta, seriamente non la conosci? Scusa se mi permetto ma credo che tu non abbia prestato molta attenzione a ciò che mi sta ruotando attorno da ormai più di un anno, però ti illumino volentieri. Se ben ricordi tu mi hai fatto incontrare una persona, che ormai è diventata senza dubbio fondamentale, un punto di riferimento fisso. Si chiama Serena, e dalla tua faccia mi sembra di capire che finalmente ti ricordi. Lei mi ha fatto conoscere il tuo secondo significato, quello che assumi quando sono le anime a intrecciarsi e non più il sangue, quello che può far stare bene, come una boccata d’aria senza mascherina, ma che può anche far male, malissimo. Sta’ tranquillo, non ti lascerò andare via facilmente perché lei la tengo stretta, stretta, stanne pur certo. Questa lettera non te la consegnerò subito dopo averla scritta, prima fammi vivere quello che puoi concedermi, fammi trascorrere altri mille momenti con la mia Sere, e ti prometto che ti renderò quello che mi hai donato, caro amico Amore…

C-c-cara M-morte,

mi fa strano chiamarti “cara”, perché di buono non hai quasi nulla, dato che sei il capolinea. Ebbene la tua lettera sarà diversa dalle altre, la tua sarà quella intrisa di paura. Saltiamo i convenevoli e passiamo al sodo: ti temo! Sì, proprio così, sei la mia più grande paura, il mio incubo peggiore. Non riesco ad accettarti, non voglio farmi prendere da te, né ora né mai. Tu mi porterai via tutto, la mia vita, la mia famiglia, e anche Sere. Vorrei poterti combattere, vorrei saperti contrastare, non vorrei avere nulla a che fare con te, ma so che tu mi stai aspettando al fondo della mia strada. Voglio percorrerla fino in fondo la mia vita, in ogni attimo, emozione, momento bello, brutto ed esperienze che mi si presenteranno. Forse ti temo perché non ho ancora vissuto questo lungo elenco che ti ho appena fatto, io sono giovane. Fammi rivalutare il nostro rapporto ed il tuo non essere, solo quando sarò giunto al termine di questa strada, dammi solo del tempo e ci troveremo a parlarne più avanti. Ti saluto, ci rivedremo molto, ma molto più in là, senza salutarci, cara Morte…
Autore: Fabio Lovisetto
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