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Wally Falchi - Caritas diocesana Torino:volontariato e situazione sociale torinese

Volto della Caritas

La presentazione:

“Sono un operatore di Caritas Diocesana di Torino, sono referente del centro di ascolto “Due Tuniche” e seguo i “servizi alla persona”.
Personalmente, commetto tanti errori, sono molto impegnata e spesso prendo qualche batosta, ma credo molto in quello che faccio e cerco sempre di superare gli ostacoli”.

Tre parole che la descrivono a pieno?

“Sono una persona positiva, dinamica e frenetica, sempre di corsa. Inoltre creativa e un pò pazza, perchè anche nella solidarietà c’è bisogno di creatività”.

Come funziona la Caritas?

“La Caritas è assistenza alle persona. Il vantaggio della Caritas è che riesce a rilevare i bisogni del territorio immediatamente, ascoltando e appoggiando le persone.
Faccio un esempio concreto, riceviamo spesso papà separati, che purtroppo non riescono più a permettersi un alloggio proprio. Questi papà non facevano richieste di tipo economico, bensì chiedevano un luogo in cui poter vedere i propri figli.
Sentendo queste richieste, con un po’ di creatività abbiamo messo insieme questi alloggi che vengono dati in prestito da uno ad un massimo di cinque giorni, e in questo modo siamo riusciti ad accontentare molte persone.
Questo è il lavoro di Caritas, oltre che la semplice assistenza psicologica, aiuta in modo concreto a risolvere i problemi delle persone”.

Le richieste alla Caritas hanno avuto una crescita nel periodo del covid-19?

“Purtroppo sì. Il nostro centro d’ascolto riceve circa 12000 persone all’anno fuori da questa situazione. Con la questione del Covid c’è stato un aumento del 35/40%.
La problematica della maggior parte di queste persone è che lavoravano parzialmente in nero, di conseguenza se il salario totale si aggira intorno ai 1300€, durante il periodo covid, con la cassa integrazione, ricevevano l’80% di 600/700€, per cui intorno ai 300€.
Le persone che si rivolgono sono commercianti, proprietari di piccoli negozi chiusi in questo periodo, che hanno investito tutti i risparmi nel mantenimento delle loro attività.
Inoltre, la richiesta di aiuto proviene anche da persone sole, e talvolta positivi al Covid, che non possono incontrare i propri cari. 
La Caritas aiuta le persone con il cibo o con il mantenimento della luce, che viene staccata a persone che ancora non hanno ricevuto la cassa integrazione”.

La Caritas come gestisce le persone in carcere e le loro famiglie?

“Noi abbiamo un protocollo con il carcere di Torino che permette al centro di ascolto di spostarsi all’interno del carcere.
Le persone che andiamo a trovare ci vengono segnalate dal UEPE, le incontriamo principalmente per reinserirle nella società. E’ possibile grazie a percorsi di volontariato, percorsi formativi o direttamente percorsi lavorativi.
Le persone che iniziano un percorso lavorativo, una volta uscite dal carcere, difficilmente tornano a delinquere, molto più facile invece per una persona che esce e si ritrova senza casa, soldi e lavoro.
La Caritas da questo punto di vista aiuta le persone a migliorare non solo dal punto di vista vitale ma anche caratteriale”.

Spesso la gente ha l’idea che la Chiesa sia molto ricca, di conseguenza si crede che la chiesa non offra tutto l’aiuto che in realtà potrebbe dare. Lei cosa ne pensa?

“Io la penso esattamente al contrario. La Chiesa fa più di quello che potrebbe fare, non fa miracoli, ma da un grandissimo aiuto in termini economici.
Molte proprietà religiose vengono messe a disposizione per le persone sfrattate, coprendo tutti i cosi di mantenimento. Oggi come oggi la Chiesa sta facendo sempre di più, soprattutto in periodo di Covid”.

Come possiamo dare una mano?

“I giovani si possono impegnare in vari livelli: fare gli animatori, aiutare i bambini con i compiti, fare ripetizioni, caricare e scaricare il banco alimentare, etichettare il cibo, controllare le scadenze. Inoltre, un grande aiuto potrebbe essere insegnare a usare il computer, che al giorno d’oggi è fondamentale.
Ogni ragazzo potrà sicuramente trovare un ruolo nel nostro servizio.”

Autore: Ramona Hritcu