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Il fu Ettore Majorana

L’annuncio della scomparsa di Ettore Majorana apparve sulla rubrica della Domenica del Corriere, guarda caso, con il seguente titolo: “Chi l’ha visto?”. Era il 17 luglio 1938. Questo l’annuncio apparso all’epoca: “Ettore Majorana, ordinario di Fisica all’Università di Napoli, è misteriosamente scomparso. Di anni 31, metri 1,70, snello, capelli neri, occhi scuri, una lunga cicatrice sul dorso di una mano. Chi ne sapesse qualcosa è pregato di scrivere”. Di lui si era persa qualsiasi traccia dal 26 marzo di quell’anno, quando da un albergo di Palermo, il fisico disse ad un collega di volersi imbarcare sul primo traghetto disponibile alla volta di Napoli.

Poi più nulla. Soltanto tanti forse e una quantità ben assortita di piste. Anche quella, considerata la meno irreale e spuntata qualche anno fa, che asseriva come fosse fuggito dall’altra parte del mondo. In Venezuela. Ma prima ancora: suicida gettandosi in mare? Assassinato? Scese dalla nave (o non vi mise affatto piede) e si ritirò in un convento? Rimasto in Sicilia, sua terra d’origine?; Rifugiato in Germania, per condurre studi top secret sull’energia nucleare al soldo dei nazisti?

Ma perché Ettore Majorana era importante? Lo dice egli stesso: “Sono nato a Catania il 5 agosto 1906, e nel 1929 mi sono laureato in Fisica teorica sotto la direzione di Enrico Fermi. Ho frequentato l’Istituto di Fisica attendendo a ricerche di varia indole”. Quarto dei cinque figli di Fabio, ingegnere e architetto, realizzatore di tanti palazzi in stile liberty a Catania tra i quali l’elegante Palazzo Rosa, e Salvatrice “Dorina” Corso, casalinga e ricca ereditiera.

Ettore Majorana era un bambino timido, ma che mostrava una straordinaria intelligenza. Conoscendo la sua passione per i calcoli, la famiglia spesso gli proponeva dei problemi che il ragazzino risolveva in pochi minuti. Primi segnali di un ragazzo prodigio. Mandato in un collegio gesuita a Roma già a nove anni, Majorana studiò in maniera ligia e, conseguita nel 1923 la maturità classica al liceo “Torquato Tasso”, uno dei più antichi e prestigiosi della Capitale, si iscrisse prima alla facoltà di Ingegneria e poi, nel 1928, su spinta del coetaneo e futuro Nobel Emilio Segrè (nella foto) a quella di Fisica, la sua più grande passione. Il 6 luglio 1929 conseguì la laurea con lode in Fisica teorica con una tesi titolata “La teoria quantistica dei nuclei radioattivi”.

Grande promessa della materia, cominciò quindi a prendere parte alle riunioni tra giovani fisici all’Istituto di Fisica di Roma, in via Panisperna, strada che dette il nome al gruppo dei “ragazzi di via Panisperna”.

Gli scienziati, con in testa Enrico Fermi, già ordinario di fisica teorica all’Università di Roma e relatore di laurea di Majorana, detto all’interno del circolo il Papa, si trovavano a dissertare delle più avveniristiche teorie fisiche e a sfidarsi in complicatissimi calcoli. In questi convivi Majorana cominciò a dimostrare il proprio distacco, sempre indifferente all’idea predominante, con una nota di diffidenza e una di supponenza, come un corpo estraneo in un ensemble di geni. Per questo suo carattere critico e riservato fu soprannominato dai suoi colleghi il Grande inquisitore.

Ma Majorana era un fisico assoluto – paragonato dallo stesso Fermi a Galileo Galilei e a Isaac Newton – e nonostante il carattere chiuso diventò una celebrità nel campo. Sua la teoria del nucleo composto di protoni e neutroni, elaborata prima che fosse pubblicata dallo scienziato tedesco Werner Karl Heisenberg, Premio Nobel per la fisica nel 1932. In particolare, Majorana si interessò a due importanti problemi cosmologici: quello legato alla scomparsa dell’antimateria e quello legato alla materia oscura, tema che fece particolarmente notare lo scienziato siciliano che, nei suoi studi, elaborò alcune intuizioni.

Al principio del 1933 lo scienziato siciliano si recò a Lipsia, in quella Germania che aveva appena nominato il suo nuovo cancelliere, Adolf Hitler. Majorana si interessò alla nuova politica del paese e inizialmente appoggiò le azioni rivoluzionarie e razziste del dittatore per migliorare l’economia tedesca. In estate Majorana ritornò in Italia. Le poche persone a lui vicine si accorsero che celava tra le pareti della sua testa stanca un malessere nuovo: forse aveva decifrato, nel corso delle conferenze avute con scienziati da tutta Europa, verso quale “strada sbagliata” si stesse dirigendo la scienza. Da quell’anno Majorana cominciò così a ritirarsi, a sparire dalle scene – e forse iniziò a progettare la sua fuga dalla vita –, sempre più schivo e chiuso nella sua disillusione, limitando le sue uscite a sempre più rare visite ai “ragazzi di via Panisperna”.

“Al ritorno non riprese   il suo posto nella vita dell’Istituto; anzi, non volle più farsi vedere nemmeno dai vecchi compagni” disse di lui Laura Capon, moglie di Fermi.

Laura Fermi Vicino al Marito

In seguito conquistò una cattedra all’Istituto di Fisica nucleare a Napoli. Il nuovo incarico nella città partenopea non gli ridiede il sorriso e il professore non mutò le sue abitudini claustrali. Come suggerì lo scrittore Leonardo Sciascia nella sua opera “La scomparsa di Majorana”, pare che Majorana fosse attanagliato da alcuni disturbi fisici che non facevano altro che peggiorare il suo già instabile umore, portandolo a comportarsi come un autentico misantropo.

Enrico Fermi, leader del gruppo dei Ragazzi di via Panisperna dirà: “Ettore era troppo intelligente. Se ha deciso di sparire, nessuno riuscirà a trovarlo”

Qui finisce l’uomo e inizia la leggenda

 

Prima, durante e dopo il viaggio in nave, Ettore Majorana scrisse delle lettere.

“Napoli, 25 marzo 1938. XVI (era fascista ndr). Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete nei vostri cuori e perdonatemi. Affezionatissimo Ettore.”

“Caro Carrelli (Antonio Carrelli, direttore dell’istituto di Fisica in cui insegnava ndr), ho preso una decisione che era ormai inevitabile. […] ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per avere deluso la tua fiducia […] Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto, particolarmente a Sciuti; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo.”

Lettere di un uomo che ha deciso di togliersi la vita, se non fosse che il giorno successivo, il 26 marzo, arrivò da Palermo, dal Grand Hotel Sole dove l’uomo avrebbe trovato alloggio, un telegramma sempre rivolto al direttore Carrelli:

“Non allarmarti. Segue lettera. Majorana”.

Appunti manoscritti preparatori all’equazione a infinite componenti:

E quindi la lettera:

“Caro Carrelli, spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e la lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all’insegnamento. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli”.

L’Albergo Bologna non rivide più il suo illustre ospite: dopo quella missiva Ettore Majorana sparì nel nulla.

L’inchiesta aperta immediatamente appurò che Majorana comprò il biglietto di ritorno Palermo-Napoli, ma non riuscì a sopraggiungere ad alcuna prova circa la sua presenza sull’imbarcazione. La notizia della sparizione di Majorana pervenne negli uffici di Benito Mussolini che, supplicato dai familiari dello scomparso, ordinò che il fisico venisse cercato in ogni dove, vivo o morto. La ferma richiesta del dittatore non fu seguita da esito positivo.

Intanto Majorana cominciò a trasformarsi in un fantasma: alcuni soggetti dissero di averlo visto – chi sulla nave “Tirrenia” poco dopo l’approdo a Napoli, chi nei vicoli della città –, ma il genio non si rifece più vivo e il suo corpo non fu mai ritrovato, neppure nelle acque del Mediterraneo dove si attuò un accurato setacciamento. Della sua sorte non si seppe più nulla.

Sulle ragioni che hanno portato il grande fisico a far perdere le proprie tracce si è discusso a lungo e tuttora si discute.

L’ipotesi più sostenuta, caldeggiata a suo tempo anche da Leonardo Sciascia, vedrebbe Majorana intuire che il progresso delle ricerche della fisica teorica sarebbe stato sfruttato dai guerrafondai della Terra per la creazione di una nuova arma di distruzione di massa: stiamo parlando chiaramente della bomba atomica che sarebbe stata tragicamente inaugurata nell’agosto del 1945 su Hiroshima e Nagasaki.

Il fisico Erasmo Recami, nel suo saggio “Il caso Majorana”, suggerisce, pur non annullando l’ipotesi del Majorana scosso dal risvolto spaventevole che gli studi di fisica avrebbero avuto, che il giovane professore sia stato colpito da un profondo esaurimento nervoso che lo avrebbe dunque spinto alla decisione di sparire, autoinfliggersi il castigo del confino, pena assai in voga in quegli anni, probabilmente in America Latina.

Convento di San Gregorio Armeno a Napoli, dove secondo qualcuno si rifugiò Ettore:

Un’altra ipotesi poi, da vero thriller di spionaggio, vedrebbe Majorana rapito dai nazisti per alcune informazioni privatissime cui avrebbe avuto accesso durante il suo soggiorno in Germania, e che sia stato assoldato dal Terzo Reich nella realizzazione di quell’impero che sarebbe dovuto durare un millennio ma che non arrivò a 3 lustri.

Un’ultima suggestiva tesi, confermata da Rolando Pelizza, allievo dell’illustre fisico, che dichiarerebbe di esservi stato in contatto dal 1958, vedrebbe Majorana dar fede alla sua intenzione di nascondersi dal mondo con la chiusura nel monastero certosino di Serra San Bruno, nelle serre calabresi, 

La morte presunta di Ettore Majorana venne dichiarata cinque anni dopo la sparizione, ma il fisico non cesserà mai di vivere nelle discussioni attorno al suo indecifrabile dileguamento. Majorana, in fuga dalla vita, diventò “vivo per la morte e morto per la vita” come suggeriva Luigi Pirandello – e come non citare lo scrittore agrigentino in una vicenda che sa tanto di riscrittura del “Fu Mattia Pascal”:

“Si lascia il cappello e la giacca, con una lettera in tasca, sul parapetto d’un ponte, su un fiume; e poi, invece di buttarsi giù, si va via tranquillamente: in America o altrove”.

Al grande fisico italiano, infine, è dedicato l’asteroide della fascia principale 29428 Ettoremajorana.

Autore:  Paola Trivisano