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Fra Franco Busato - Giornata mondiale della fratellanza

Oggi è la giornata internazionale della fratellanza, per te che sei Frate, che cosa significa?

“Per me la fratellanza significa essere accolto, indipendentemente da come si viene giudicati e da come si è in realtà. Si tende a pensare che la fratellanza sia una cosa spontanea e semplice, invece ho scoperto che non è così facile come sembra, ci vuole molto impegno e bisogna costruirla passo per passo, impiegando molte energie.
La fraternità può avere dei virus all’interno: “exclusive”, il virus che ti porta a dire che c’è qualcuno ‘sacrificabile’, ovvero tutte quelle persone che vediamo come minaccia nella nostra vita e che allontaniamo; l’altro virus che minaccia la fratellanza è “mio”, ovvero pensare che per sopravvivere ci sia bisogno di qualcosa di mia proprietà, e quando si passa dal ‘mio’ al ‘nostro’ è un cambiamento difficile da affrontare. Fare attenzione a questi processi virali aiuta a vivere la fraternità, che pur essendo difficile, è possibile!”.

Come possiamo debellare i virus che ci hai illustrato?

“Si possono smascherare questi virus dagli effetti collaterali che portano, ovvero dai sintomi, per esempio si tende a voler vedere le persone come invisibili, solitamente succede con le persone che non ci piacciono, che comporta la rottura delle relazioni. E’ da smascherare anche il sintomo della solitudine, la paura di investire nelle relazioni e di compromettersi con qualcuno.
Ci sono delle soluzioni chiamate principi di concretezza, non possiamo parlare di fratellanza senza viverla sulla nostra pelle. Il primo principio è il “principio di prossimità”: chi non ama il fratello che vede, non può amare il Dio che non vede. Il secondo principio è “apriti”, aprirsi e dialogare con il mondo e con i fratelli, perché aprirsi vuol dire dimenticarsi di sè stessi. Questo introduce al terzo principio “estasi”, ovvero uscire da se stessi e decentrarsi, spesso il nostro mondo gira intorno a noi stessi, ma fratellanza vuol dire mettere al centro del tuo mondo gli altri. Questo significa saper perdere e ti porta a saper perdonare.
L’ultimo principio è la “solidarietà e la condivisione”, essere Frate vuol dire essere come il mare, ricevere acqua da tanti fiumi ma buttarla sulle spiagge per il bene di tutti”.

Come possiamo gestire i momenti in cui non ti senti in sintonia e in fratellanza con gli altri?

“Entrare in sintonia significa fare un grande sforzo, ci sono spesso delle interferenze che intralciano il percorso e bisogna sempre cercare di trovare la frequenza dell’altro. Quando non mi sento in sintonia, la mia frequenza la vado a prendere nella preghiera, perchè quando si rimugina sull’accaduto ci si carica solamente di pesi e di pensieri che non portano a nulla.
Ve lo dico chiaramente, litigo spesso da quando sono in fraternità, ma è una cosa bella perchè c’è sempre la voglia di chiedersi perdono, dall’altra parte non c’è mai una chiusura. Inoltre, un’altra cosa molto bella è la genuinità della fratellanza, non c’è nulla di costruito, la viviamo tutti con molta sincerità!”.

Come si impara l’arte della cura, come dice Papa Francesco nella ‘Fratelli Tutti’?

“Innanzitutto mi permetto di dire che l’arte della cura non è soltanto prendersi cura ma prendersi cura con arte.
Il prendersi cura significa vedere le situazioni di fragilità negli altri, bisogna avere un metodo e una costanza per avvicinarsi alle cose con cura, e guardare a tua volta all’altro con fragilità. Prendiamo l’esempio dei pacchi di Amazon, in cui più l’oggetto contenuto è fragile e più ha bisogno di un imballaggio protettivo, noi siamo uguali, abbiamo la necessità di questo imballaggio perchè ci basta poco per romperci. Dunque, l’arte della cura sta proprio nel fatto di trovare la sua fragilità, il suo punto debole e creare la situazione ideale in cui questa persona possa stare bene, questa viene chiamata benevolenza, ovvero imparare a volere il bene dell’altro non solamente tramite sentimenti ma anche con azioni che rendano bella la sua vita”.

La società odierna non è informata sulla fratellanza, secondo lei perchè?

“Viviamo in una società improntata molto sull’individualismo, ci sono io, i miei limiti, le mie prospettive e degli altri non me ne preoccupo. Dovremmo invece iniziare a pensare che c’è lo spazio e il tempo per me ma anche per gli altri, che sono ugualmente importanti. Credo che questo periodo di pandemia, in cui tutti ci siamo spaventati, ci possa sottolineare che gli altri esistono e sono fragili come noi,  che se io ho bisogno di essere accolto, anche gli altri hanno lo stesso bisogno”.

Questo periodo che stiamo vivendo può essere un kairos per il tema della fratellanza? 

“Assolutamente si, diciamo che è sempre un kronos per la fratellanza, tutta la dilatazione del tempo è in ricerca di una fratellanza che da sempre abbiamo nel cuore. Dunque è sempre il tempo della fratellanza, ma forse il kairos di cui dovremmo parlare è proprio l’occasione che ci ha regalato questo periodo come possibilità di cambiamento per noi stessi, per iniziare a lavorare sulle piccole cose. E se così non fosse, avremmo sprecato un’opportunità!”.

Autore:  Ramona Hritcu