Che Kairos!

Home Che Kairos!

Kronos continua a divorare i suoi figli

Fin da piccolo ho sempre pensato di essere destinato a qualcosa di grande, enorme, qualcosa che mai nessuno ha fatto prima, anche se può essere una semplice fantasia o una manifestazione della mia megalomania. In ogni cosa che faccio ci metto massima cura e impegno, alla fine del mio lavoro mi sento sempre appagato. Adesso nulla riesce a soddisfarmi perché non sto facendo niente, mi sento inutile e fuori dal mondo come se lo stessi guardando dall’ alto. Per citare Bilbo Baggins “Mi sento sottile come poco burro spalmato su troppo pane”.

Prima guardavo l’orologio e mi sembrava che il tempo fosse fin troppo veloce: non ne avevo (o non volevo trovarlo) per fare alcunché e mi spaventava questo pensiero di un tempo talmente sfuggevole, imprendibile, invisibile e quasi impercepibile tanto da rifugiarmi nell’ozio per non far passare secondi, minuti e ore.

Ho una gran paura, non tanto per la morte (perché credo sia solo un passaggio) quanto per il fatto di vedere, attraverso i segni e i solchi sul mio corpo, la presenza o meno di determinate persone attorno a me e dello scorrere del tempo.

Ora guardo l’orologio e mi sembra che questo grande dio, geloso di sé stesso e divoratore accanito di persone, non passi mai: è diventato pesante farlo trascorrere, come se si fosse fermato e non volesse ripartire perché gli piace vedere quanto io sia diventato isterico e nervoso a causa sua. Gli piace crogiolarsi nella mia disperazione, nella paura di un mondo fermo alla mercé dell’inesplorato, del troppo e dell’egoismo che ancora circola per le strade; nonostante tutto questo credo ci stia dando una dura e profonda lezione di vita.

Sono passato da un estremo all’altro.

Mi sento bloccato in un limbo dove la domanda è: dove o quando? Se provo a immaginare questa situazione penso a me stesso all’ interno di una bolla viola e tutto quanto gira ad una velocità sempre maggiore.

Per guarire cerco di passare dei momenti con mia madre e provare ad avere quella confidenza che avevamo anni fa prima della pubertà, cerco di ristabilire il contatto che ho perso con lei, chiamo spesso parenti e amici nella speranza che non diventi solo una noiosa abitudine.

Questo periodo mi sta facendo apparire come un mostro ai miei occhi e nel profondo dei miei pensieri. Sto riscoprendo ciò che sono in realtà, stando lontano da tutti e, avendo tolto la maschera che indossavo ogni singolo giorno, sono riuscito ad entrare in contatto con il vero me.

Sto smascherando anche tutte le persone che mi circondano e mi sembra di parlare con degli sconosciuti.

Credo sia questa mancanza di risate e felicità che prima trovavo nell’andare a scuola ogni giorno, nel quotidiano e nell’abitudine a farmi pensare che queste cose siano davvero irritanti, ma se così non fosse?

Sarà che sto impazzendo, ma potrebbe anche essere un modo diverso di vedere le cose.

In fondo credo che nascosta in questo tempo vi sia l’opportunità di rispolverare affetti famigliari persi da tempo e di migliorare se stessi, un tempo da non sciupare perché potrebbe essere l’occasione di scoprire chi realmente siamo.

Autore: Alessio Maiolo
Scroll Up