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Caro Tempo, volevo dirti che sei solo un vigliacco: “Perché voli via nei momenti più belli? Perché mi segui lento nei momenti più brutti? E perché dopo tutti i giorni passati insieme sei ancora qui che vegli su ogni mia azione, su ogni mio respiro? Di questo però, ti devo ringraziare, sei l’unico che mi tiene davvero compagnia. Sei sempre stato un’incognita per me, una figura trasparente che percorre i passi che ho fatto e che devo ancora compiere, tu sai, sai già come finirà, ma sono contento che tu non possa dirmelo, lo scoprirò vivendo il mio Tempo.
A volte ho la sensazione di viaggiare nel tuo essere vuoto e infinito, quello spazio bianco che non ha un limite di visione e che veglia solitario all’evolversi degli anni.
Quando penso, sei sempre pronto a fare la tua mossa, ed ecco che altri secondi sono passati, altri minuti, altri giorni, ma in fondo per te sono solo dati insignificanti, parti così piccole del tuo agire, alle quali dedichi lo stesso le tue attenzioni.
Lascia che sia io per una volta a prevedere la tua mossa.

Cara Morte, non è mia intenzione disturbarti, non sono neanche sicuro di volerti scrivere questa lettera, anzi potrei fare anche a meno della tua risposta. Se ti sembro agitato è perché ho paura di te, ma solo perché ho forti dubbi nel volerti conoscere, potresti essere simpatica, ma non te la prendere se non voglio scoprirlo.
Molti ti conoscono, ma non posso saziare la mia curiosità, in quanto te li sei portati via: “Dove li porti?” in un posto bello spero, il più bello che abbiano mai visto, in fondo siamo tutti uguali tra le tue braccia, intimoriti, preoccupati e sottratti dall’affetto di tua sorella: la vita.
Credo che tu sia triste, fraintesa da come ti vedono gli altri, vuoi la compagnia dei vivi per saziare la tua mancanza, ed io ti prometto che il giorno in cui ci incontreremo, non avrò paura di te.
A volte ho la sensazione di viaggiare nel tuo essere vuoto e infinito, quello spazio bianco che non ha un limite di visione e che veglia solitario all’evolversi degli anni.
Quando penso, sei sempre pronto a fare la tua mossa, ed ecco che altri secondi sono passati, altri minuti, altri giorni, ma in fondo per te sono solo dati insignificanti, parti così piccole del tuo agire, alle quali dedichi lo stesso le tue attenzioni.
Lascia che sia io per una volta a prevedere la tua mossa.

Caro Amore, mi arrendo, il gioco è finito, puoi smetterla di nasconderti: “Perché sei così fugace?” forse perché vivi negli attimi, oppure in eterno, questo non lo so ancora, però mi piacerebbe tanto conoscerti.
A dire il vero il tuo lato affettivo lo conosco molto bene, quella parte di te che veglia su di me all’ombra dei miei genitori, per esempio. Quello che cerco infatti è il tuo lato fuggente, passionale, che da tempo sogno: “Si può sapere dove ti sei nascosto!?”.
Ho chiesto consiglio al tempo, e mi ha detto di aspettare, lo chiesto alla morte, e mi ha detto di sbrigarmi, allora cosa devo fare? sto impazzendo forse?
Sei tu che fai impazzire le persone: “Perché non ti mostri per quello che sei?”.
Mi stai chiedendo di cercarti, ma sono stanco, per una volta vorrei che fossi tu a farti vedere, la verità è che ti temo come la morte, ma ti desidero come il tempo, sono sicuro che arriverà anche il tuo momento, ma sono troppo impaziente per aspettare quel giorno, ti chiedo solo di non dimenticarti di me.

Autore: Marco Alesso