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Carpe Diem

Il tempo: l’unica vera risorsa indispensabile della nostra natura, l’unica non ottenibile con tutto il denaro o il potere che l’umanità possiede. La maggior parte di noi tende a considerare questo bene scontato, soprattutto perché ne abbiamo a disposizione tanto, ma per quanto questo possa essere vero, non dobbiamo trattarlo come infinito, perché potremmo arrivare a pentirci di non averlo sfruttato.
Recentemente abbiamo affrontato in letteratura un tema che reputo molto vicino a questo argomento: l’importanza della filosofia del cogliere l’attimo, il carpe diem. Ora che ci troviamo con tantissimo tempo a disposizione e che non sempre riusciamo a sfruttare a pieno (io per primo). Creare un antidoto universale a questa superficialità è impossibile, anzi è difficile crearne uno addirittura per noi stessi.
Per quanto vivere l’attimo non pensando al domani sia importante, non deve, però, farci dimenticare che un futuro ci sarà. In quest’ottica, una poesia di Lorenzo de’ Medici credo incarni il pensiero di questa fragilità umana, di questo sottile equilibrio che ciascuno di noi deve mantenere nella propria vita:


Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Quest’è Bacco e Arïanna,
belli, e l’un dell’altro ardenti:
perché ’l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia
di doman non c’è certezza.

Queste ninfe anche hanno caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo
se non gente rozze e ingrate:
ora, insieme mescolate,
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Questa soma, che vien drieto
sopra l’asino, è Sileno:

così vecchio, è ebbro e lieto,
già di carne e d’anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s’altri poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siam, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c’ha a esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Autore: Viullerbox