Che Kairos!

Home Che Kairos!

Andrea Visconti - Il fallimento raccontato attraverso i social

Tre parole con cui ti descriveresti?

“Quando mi presento velocemente mi mostro come marito di Francesca, padre di Filippo, Riccardo e Diletta e come imprenditore fallito. Se dovessi scegliere invece tre aggettivi, mi ritengo fortunato, ostinato e innamorato”.

Di cosa si occupa nella vita quotidiana?

“Questa è una bella domanda, sinceramente devo ancora capirlo! Diciamo che sono un imprenditore digitale, faccio il content creator, creo contenuti per le aziende per raccontarle, in particolare sui social. Inoltre, con un po’ di fatica, sto cercando di creare un azienda insieme ad altri soci più esperti, con l’idea di creare contenuti per le aziende, nello specifico sulla piattaforma di TikTok, trasmettendo contenuti interessanti per la community senza far uso di annunci pubblicitari”.

Ha intenzione di rimettersi in gioco come imprenditore? Magari ritentare con la sua vecchia applicazione?

“La mia vecchia applicazione, Simba, serviva a scansionare il prodotto e pagare direttamente dall’applicazione senza passare dalla cassa. Con tutto il problema degli assembramenti sono venute fuori molte persone che mi hanno consigliato di rimettere in pista l’azienda, ma sostanzialmente non era fattibile, perchè ormai quel progetto è chiuso, il team si è sfaldato, la tecnologia è avanzata e avremmo dovuto fare quasi tutto da zero. Inoltre, non ho ancora la forza economica per intraprendere un progetto così grande”.

I tuoi famigliari e amici ti hanno sostenuto in questo progetto fin dall’inizio?

“Mi sono sempre sentito in mezzo ad una piazza molto affollata durante il mio progetto, con molte persone intorno a me, quindi le persone più importanti facevano un po’ fatica a raggiungermi essendo la piazza piena. Con il fallimento del progetto, tutte le persone che mi stavano vicino solo per interessi dell’azienda si sono man mano allontanate e hanno lasciato spazio alle persone veramente importanti. E’ una cosa che un po’ mi ha fatto male perchè speravo che alcune delle persone in quella piazza rimanessero, ma questo fa parte della vita”.

Quante volte ha pensato di gettare la spugna?

“Mai, quando ho capito di doverlo fare con la mia applicazione è stato molto difficile. In particolare perchè ho avuto un socio che si è laureato in tempo, con il massimo dei voti in ingegneria nucleare, mentre lavorava a Simba e allo stesso tempo gestiva la nostra società di eventi, e dopo essersi laureato ha rinunciato a molti lavori importanti per portare avanti il nostro progetto. Ho avuto paura nel dirgli che avrei dovuto mollare perchè non mi restavano soldi neanche più per la spesa. Lui ha capito subito, l’avevamo capito entrambi ma avevamo paura di ammetterlo”.

Raccontaci il mondo della televisione da dietro le quinte?

“Dipende, non tutti i canali sono uguali, però posso dire che l’organizzazione è perfetta, ci sono molte persone che ci lavorano e questo mi affascina parecchio. In alcuni casi mi è capitato di sentirmi un po’ mercificato, ero lì perchè a loro serviva raccontare me, ma di me non gli interessava nulla. Il posto in cui mi sono sentito più valorizzato è stato su Rai 3 da Massimo Gramellini, perchè sentivo che erano felici che io fossi lì, condividevano il concetto che stavo trasmettendo. L’ho capito fin da subito, perchè Massimo aveva specificatamente chiesto di rintracciarmi, inoltre al mio arrivo quattro persone tra autori e redazione sono venuti fuori ad accogliermi. Nei camerini poi ho anche incontrato Massimo che mi ha accolto con un sorriso a trentadue denti. In altre occasioni invece sono entrato nello studio, dopo tutto quello che c’era da fare mi hanno detto grazie e arrivederci”.

Come si è trovato in questo periodo di Covid?

“Molto bene in realtà, mi è servito un po’ a ricalibrarmi, rallentare e a godermi la mia famiglia e i miei bambini. E’ proprio in questo periodo che ho scelto di smettere di lavorare, dunque ho passato più tempo con i miei figli e ho imparato molto da loro. Inoltre, ad un certo punto ho fatto di tutto perchè riaprissero le scuole, contattando chiunque. Alla fine quando ho capito che non c’era verso per la riapertura della scuola, ho deciso di creare un centro estivo insieme ad un padre che mi seguiva sui social. Per un mese siamo stati al parco con circa quindici bambini, tanto che un giorno una signora mi ha fermato per chiedermi se fossero tutti bimbi miei!”.

Cosa ha imparato dai suoi bambini?

“Ho imparato la semplicità, essere più semplici e con meno preconcetti. Per esempio i miei bimbi, quando dico che vorrei cambiare casa, mi rispondono che mi danno i loro “solidini” perchè ne hanno tanti. E’ un’ingenuità buona la loro, anzi, capisci che sei ingenuo tu a voler rincorrere cose materiali. Bisogna essere felice per quello che si è e per quello che già si ha!”.
Autore:  Ramona Hritcu
Scroll Up