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Ho riposto tante speranze in quest’anno, l’anno dei miei diciotto anni.

Credevo che sarei andata a ballare ogni sera.

Credevo che avrei preso la patente, che ho tanto sognato.

Credevo di poter realizzare il mio sogno da bambina: andare a Parigi.

Credevo che avrei visto il mondo.

Ho creduto a tutto, tranne che a questo, al fatto di rendermi conto che non mi manca andare a ballare ogni sera, ma mi mancano i miei amici, far tardi con loro, la spensieratezza di quelle serate e la leggerezza con cui ridevamo per tutto e ci buttavamo in mezzo alla calca.

Ma voi ricordate ancora com’è fatta una folla di persone?

Vi ricordate ancora cos’è la spensieratezza?

Vi manca?

E la libertà?

L’avete dimenticata?

Oppure vi siete resi conto che vi manca come l’aria e l’avete sempre sottovalutata?

Non avrei mai creduto di desiderare così tanto anche solo di poter fare una passeggiata.

Non avrei mai creduto di voler prendere il pullman e chi se ne frega se fa ritardo.

Non avrei mai creduto che mi sarebbe mancato prendere la metro e osservare i miei “compagni” di viaggio, sì, l’ho sempre fatto per non pensare alla paura che mi fa.

Ora non posso fare a meno di chiedermi se vedrò ancora la stessa gioia sui visi dei bambini, gli stessi sorrisi dei genitori che guardano con orgoglio i loro figli curiosi, stupirsi e fare domande.

Non posso fare a meno di chiedermi se sentirò ancora la voce robotica della metropolitana dire “Next station Ciotto Dicembre”, quante risate, è pazzesco come in tutti questi anni nessuno abbia mai pensato di aggiustarla, chissà che adesso qualcuno abbia trovato il tempo per farlo.

Adesso mi rendo conto che forse, la patente non è così importante.

Non avrei mai creduto di desiderare, più di quanto abbia mai desiderato di andare a Parigi, di passeggiare per la mia città.

Mi mancano i portici di Via Roma, passeggiare in via Cirenaica, altro che gli Champs Élysées.

Mi manca la Mole Antonelliana, altro che la Tour Eifell.

Mi manca il Po, altro che la Senna e chissà se qualcuno in questo momento sta pensando di aggiustare i battelli che un tempo navigavano sul fiume che attraversa Torino.

Mi manca la mia città, in ogni suo quartiere, in ogni suo piccolo angolo, anche il meno famoso.

Mi manca ogni luce di Torino.

Non credevo che avrei desiderato, più di quanto io desideri conoscere il mondo, un semplice gelato e una semplice passeggiata.

Mi mancano le cose più semplici.

 

 

Autore:  Federica Amabile

 

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